giovedì 26 aprile 2012

Seme e poi frutto

E' arrivata la primavera, lontano dal mondo.
Là fuori c'è il caos. I prezzi della benzina continuano a salire, e non passa giorno senza che si senta la brutta storia di qualcuno che ha perso il lavoro, è in mobilità, non sa come cavarsela.
Un amico, partito qualche mese fa per la Patagonia e rientrato alcuni giorni or sono, ci ha detto sbalordito che gli sembra di essere arrivato in un Trentino diverso.

Già: la crisi è arrivata anche quassù al Nord. Tra la gente, dico. L'iperuranio politico e le lobby stanno ancora raschiando quel che rimane sul fondo del barile...


Noi facciamo fronte alla crisi preparando l'orto. E' una specie di mantra, vangare e seminare il nostro orto di 100 mq dicendoci - a metà tra il serio e il divertito - che ad ogni modo, comunque dovessero andare le cose, almeno avremo qualcosa da mangiare.
Al momento per me il futuro è diventato questo - piantare un seme e immaginarlo crescere fino a quando, tra un paio di mesi, diverrà pianta o frutto.
Noto con un misto di preoccupazione e fatalismo che ultimamente proprio a me, abituata a soppesare i possibili effetti positivi o negativi di una qualsiasi azione in una prospettiva di lunga durata, capita di vivere, letteralmente, alla giornata.

Vedo e ascolto molte cose che non mi piacciono, dal livello micro al livello macro. Dall'aggressività latente di alcuni, magari cammuffata dalla "sana assertività" che fa tendenza nel 21° secolo, alla disperazione di altri, alla noncuranza di altri ancora - dai giochi dei politici a quelli del mondo dello spettacolo, la cui immagine distorcente talvolta mi investe con la forza con cui tende a investire chi non possiede televisione.
Vorrei fare qualcosa. Ma non so cosa potrei fare, a cosa potrei servire.
Il mio mondo è troppo semplice. Io credo che tutto si possa sistemare soltanto recuperando la semplicità - seme e di conseguenza frutto, dire l'essenziale o non dire... insegnare e praticare l'amore - e non riesco a interfacciarmi con un mondo così complesso, o che vuole esserlo.
E' un mio limite, probabilmente, a meno che non sia un limite del mondo - ma la Voce del mio solerte super-io mi avverte che se tutti dicono che una cosa è rossa sbaglia chi la vede verde, anche qualora fosse davvero verde.

Così faccio l'orto, e mi sembra che in questo momento sia l'unico modo per oppormi a questa follia girovaga, per dire a me stessa che io non mi sto perdendo, che tengo i piedi ben saldi in terra e non mi faccio rubare le poche cose importanti.
Gli affetti.
I pensieri.
Le gambe per camminare. Un passo dopo l'altro.
Seme e poi frutto.