Poco prima che scendesse la sera sono uscita a respirare nebbia.
Tutt'attorno al nostro nido premeva con il suo morbido oblio, cancellando persino gli abeti che delimitano il "territorio di casa" verso nord, ad eccezione della loro punta.
L'aria era completamente pulita di altre presenze umane, attorno a me non c'era un suono.
L'autunno, quassù, è una presenza forte e distinguibile. Qui si avverte chiaramente la personalità delle stagioni, che è fatta di suoni (o non-suoni), profumi e presenze (o assenze).
Il vuoto che era attorno a me nel tardo pomeriggio è simile a quello che ho creato attorno a me in questi mesi, prima di attesa e ora di maternità.
Perché, sì, nel fuoriluogo da quasi quattro mesi è arrivata una bimba cui abbiamo dato il nome della vita. E sì, ho lasciato a valle quasi tutto (ad eccezione della scrittura, la musica e gli affetti buoni) per chiudermi per un po' nel bozzolo necessario a nutrire una nuova esistenza, cercando di darle il buono e lasciare ancora per un po' fuori il cattivo - inquinamento, ansie, fretta, malizia, luoghi comuni.
Lo sospettavo, ora ne sono certa: ci vuole fegato - e incoscienza - per fare il vuoto attorno a sè.
Nel caos degli impegni e degli incontri è facile pensare alla propria vita come ad una certezza; fare il vuoto attorno a sè significa rimanere per lunghi istanti soli con se stessi e con la strada fatta, a confrontarsi con le proprie debolezze e i propri rancori, ad affrontare vanamente per l'ennesima volta la Domanda (Perché sono qui?), a cercare di fronteggiare il futuro sapendolo incerto.
Eppure c'è una dura bellezza in quest'assenza di rumori di fondo, in questo spaesante Stare senza aver null'altro da fare che vegliare su una vita nuova e sull'incredibile vicenda dell'incontro di una creatura con l'infinito del mondo.
Ancora non so se uscirò dalla nebbia piegata (magari dall'artrosi) o più forte.
Per ora mi limito a rimanere sospesa qui in mezzo, senza vedere nulla di più che le punte degli abeti e le foglie umide del melo cotogno.
Ad attendere di avere trentadue anni.
E a pensare che tra due settimane farò la cotognata.