22 dicembre. Una data importante.
Eh, sì, in effetti non è avvenuta la fine del mondo, direte voi (a proposito, ma quelli che l'attendevano che fine hanno fatto?).
...Niente affatto. Perchè da ieri, il magico giorno del Solstizio, siamo entrati nell'inverno. L'unico inverno 2012 che mai ci capiterà di vivere.
Cosa c'è di importante in una data che si ripete ogni anno?, mi risponderete.
Cosa c'è di importante in un compleanno? Nel Natale? Nel Capodanno? In una qualsiasi ricorrenza, significativa anche solo per una persona al mondo?
Che ogni ricorrenza ci ricorda che il tempo scorre, arrotolandosi su se stesso come un serpente mai fermo, mai finito. Uguale e diverso, per sempre; o quantomeno per il sempre che ci è concesso.
E' forse per questo - perché questo ripetersi infinito, indifferente al nostro invecchiare ci angoscia - che ogni tanto ci inventiamo che il mondo debba finire? Perché in qualche modo speriamo di assistere al momento in cui il serpente passerà oltre come ad un momento rivelatore, che ci svelerà infine il senso sfuggente della nostra esistenza?
Come per ogni cosa, quassù in mezzo al silenzio dei boschi il solstizio è una cosa molto più semplice.
Un sole nordico, spesso nascosto e dilatato da un velo argentato che promette neve, che nasce e poco dopo scompare dietro le cime austere delle Prealpi, e il cui venire e andare inizierò a registrare sul calendario, gioendo ancora una volta, come ogni anno fin da quand'ero piccola, del suo crescere ogni giorno: del solenne concepimento del nuovo anno da parte del cielo, questo miracolo meraviglioso cui mi ha iniziato mia madre e che io insegnerò ai miei figli.
La neve, discreta, che contorna i rami degli alberi.
Gli uccelli che si alternano per mangiare i semi dai sacchettini che mia madre ha appeso al nostro susino. Le cince, veri capitani coraggiosi, il picchio rosso guardingo, il ciuffolotto solitario e il nobile pettirosso.
Quando scendo in valle incontro gente indaffarata che mi informa, lamentosa, che la necessità di procurare regali di Natale non le permette di avere un attimo di tregua .
Serve davvero così tanto per festeggiare un miracolo?
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