martedì 23 settembre 2014

Pensieri cresciuti nell'orto

Coltivare un orto insegna cose sulla vita.
L'ho pensato un mese fa, alle prese con disperanti erbacce e timidi trapianti, quando mi sono accorta di una cosa semplice e sbalorditiva.
Davanti a me alcune malconce piantine di cavolo, reduci da più di un incontro con le lumache e semi-soffocate dall'abbraccio troppo affettuoso del convolvolo, si tenevano in piedi a fatica. Ebbene no, il bilancio brassicaceo di quest'estate non è stato esaltante: ventisette tra cavoli Spitfire, verze e cavolfiori piantati, una ventina rimasti in vita - più o meno in vita.
Poco più in là, in una zona dell'orto invasa dalle erbacce che quest'anno avevo dato per spacciata, occhieggiavano due piccole verze. Le avevo piantate l'anno scorso, a luglio, e non erano riuscite a crescere prima che il freddo ci piombasse addosso. Evidentemente non avevano voluto darsi per vinte e avevano atteso la loro occasione, sotto le pesanti nevicate dell'inverno, sfuggendo persino alle nostre incursioni primaverili con la vanga-forca.

Ecco, mi son detta, la vita è esattamente così.
A volte ti ammazzi di lavoro, semini e pianti tantissime cose, annaffi, strappi le erbacce tutti i giorni e magari il risultato è magro e deludente; a volte capita che le cose crescano da sè, senza che tu non te ne accorga neppure.
E talvolta qualcosa che hai seminato tantissimo tempo fa spunta in mezzo alle erbacce... e se ha deciso di crescere lo farà.

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